Da Oriente a Bahia: Il mio viaggio verso Jorge Amado.
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Capita spesso che le storie compiano viaggi lunghissimi per arrivare, quasi per magia, sul nostro comodino. Il mio incontro con Jorge Amado è avvenuto proprio così: io, nato in Italia, scopro un pilastro della letteratura brasiliana durante un viaggio in Medio Oriente. È la prova tangibile che, grazie ai libri, le distanze si annullano e le culture si incontrano.
Il mio primo contatto con Amado è stato tramite Santa Barbara dei Fulmini, un’opera densa dove l’anima dell’autore emerge attraverso un caos vitale di personaggi e sottotrame. Amado non si limita a raccontare una storia, ma dipinge un affresco della società brasiliana usando elementi al limite del soprannaturale - come una statua che prende vita - per metterne a nudo la ferocia e l’infinita bellezza.
Considero Amado un autore "Top" per la sua capacità di rendere il soprannaturale più vicino a noi, legandolo alla terra, ai profumi e al popolo. È stato il cronista supremo di Bahia, capace di intrecciare il folklore dei culti afro-brasiliani alle lotte sociali, mettendo sempre al centro donne straordinarie. Attraverso figure come Teresa Batista, ma anche le celebri Gabriela o Dona Flor, Amado ha dato vita a personaggi straordinari: donne forti, resilienti e profondamente libere, capaci di reclamare il proprio destino in un’epoca che tentava di soffocarle.
Leggere le sue storie oggi significa fare un tuffo nel passato senza mai avvertire il peso degli anni o la polvere della noia. La scrittura di Amado rimane ritmata e calda, un invito costante per noi lettori moderni ad accedere a un universo dove l’impossibile diventa quotidiano e dove ogni viaggio, proprio come quello che mi ha portato a scoprirlo, finisce per arricchirci profondamente.